venerdì 23 dicembre 2011

Flavia Capelletti: intervista sul filo della solidarietà

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Oggi vi presento un'artista unica nel suo genere: Flavia. 
Il suo un talento è l'AMORE PER GLI ALTRI
L'ho conosciuta grazie ad Antonio, un amico in comune e grazie a Facebook. Sapete quando una volta tanto viene voglia di spendere qualche soldo in beneficenza e cerchiamo la persona giusta alla quale darli, l'associazione benefica che li userà bene sicuri che i nostri soldi finiscano nelle mani giuste? Bene, Flavia ha proprio quelle mani, quelle giuste! 
Sono onorata di farvela conoscere e di darle l'opportunità di far conoscere la sua Associazione affinchè possa continuare ad aiutare bambini e quanti hanno e avranno bisogno di lei.



Flavia Capelletti

Flavia nasce nel giugno del 1982. Disabile dalla nascita, ha la tetraparesi spastica dovuta a un trauma da parto, in particolare dall'uso del forcipe. E' la presidente dell'associazione che ha lo scopo di aiutare i disabili a superare le varie difficoltà , in questo mondo fatto di corpi perfetti e tanta apparenza. Ha tanti sogni legati a questo progetto e spera di realizzarne almeno alcuni. 
Da qui nasce il nome dell'associazione: dalla voglia di creare e dal Filo invisibile che lega tutte le persone che si amano, anche quando sono lontane. Mettendo insieme le due cose, ecco "Il Filo Creativo di Flavia". 

Intervista

Come nasce l'idea del filo? 
Nel 2005 mi avvvicinai al volontariato solo perchè mi piaceva occupare il mio tempo aiutando chi avesse bisogno. Mi faceva stare bene e il mio volontariato cominciò stando in chat ad ascoltare chi era solo. 
Poi un giorno, il mio caro amico Sergio che era volontario in Crocerossa, mi raccontò che aveva ricevuto una richiesta di aiuto per un ragazzo croato malato di leucemia; aveva bisogno del Glivec che in Croazia non era mutuabile, allora guardandoci in faccia cercammo un'idea per raccogliere fondi. Io che non avevo mai preso un pennello in mano mi dissi: dai mi invento qualcosa e facciamo un mercatino! E cosi fu, comperai qualche colore e cominciai a pasticciare, prima sulle cose che avevo in casa e non usavo piu o sugli oggetti che mi regalavano. Gli oggetti che realizzavo non erano belli di certo ma la gente li acquistò per sostenere la mia opera. Mi piacque molto quell 'esperienza e visto che gli oggetti non li avevo venduti tutti, feci un'altra bancarella e poi un'altra e ogni volta davo il mio gruzzoletto in beneficenza.
Poi un giorno conobbi in chat una ragazza che aveva un negozio di decoupage e belle arti e parlando un pò mi disse che se volevo veniva a prenderti e mi insegnava un pò di cose. Rimasi a casa sua per una settimana e imparai un sacco di cose, migliorai la manualità e fece bene anche alle mie mani che sono lievemente colpite dalla malattia. Dopo quella settimana i miei lavori erano molto piu belli, cominciavano a chiederli le amiche per fare dei regali e a me piaceva sempre di piu farli e soprattutto mi piaceva sempre di piu aiutare chi avesse bisogno. Cominciai allora a pensare a un associazione affinchè fossimo in piu persone che aiutassero con l'arte chi era meno fortunato di loro. Così
nel 2008 nasce il Il Filo Creativo di Flavia, filo perchè tutti noi siamo uniti da un filo invisibile che ci rende fratelli.
 

Immagino tu abbia conosciuto tante persone durante il tuo percorso. Chi o quante persone ti hanno aiutato in quest'impresa?
Tante persone e tutte belle a modo loro. Chi mi aiuta di piu in questi anni è Antonio Seredon, lo trovi su fb, lui fa tutti i pacchi e spedisce i miei lavori in tutta Italia. Poi ho tanti amici e circa trenta soci che chi più e chi meno mi aiutano.


In Italia, le istituzioni che hanno il potere di aiutare associazioni come la tua, fanno sentire la loro presenza e in che modo?
Non ho ancora chiesto niente alle istituzioni, mi sono autofinanziata fino adesso con i miei lavori e la vendita dei calendari. Il mio sindaco però mi ha regalato dei suoi quadri 2 anni fa e abbiamo fatto un'asta benefica. Adesso anche un assessore comunale ha comperato i miei calendari per regalarli ai suoi amici. Sono gesti che fanno molto piacere.

Sai, preferisco che siano gli altri a vedere quello che faccio e dirmi " Flavia, cosa stai facendo? ti posso aiutare?''. 
LA GENTE DEVE CAPIRE CHE IL DISABILE NON E' UN PESO, HA SEMPLICEMENTE CAPACITA' DIVERSE ed è suo dovere svilupparle, basta solo dare al disabile i mezzi per potercela fare.
 

Nella storia del filo, hai avuto delle porte sbattute in faccia? Se si, quale è stata la più dolorosa e perchè? 
Porte sbattute in faccia per ora no, mi sono capitate piuttosto persone con cui ho collaborato per raccogliere fondi per dei progetti e che una volta finito il progetto mi abbiano mandato a quel paese solo perchè avevo chiesto di fare un ringraziamento al filo in modo che i soci vedessero quello che avevamo fatto. Bene, questa ha fatto tanto male ed è successo da poco.
 

Quali sono le soddisfazioni più grandi che la tua Onlus ti ha dato? 
Tante, innumerevoli che a dirle a parole non so se riesco a spiegarmi! 
Vedere le persone che aiuti essere felici, ricevere ad esempio la foto di un bimbo affricano che scrive coi pennarelli comprati da me il mese prima, vedere i progressi dei ragazzi autistici che frequentano il progetto da me sostenuto. 
Ti racconto una cosa che mi è successa ieri ad esempio: un bimbo, Ayoub che con il filo abbiamo aiutato a venire a curarsi al Gaslini, sono andata a trovarlo in ospedale. L'ho abbracciato e coccolato in camera sterile e poi è tornato in Tunisia.
Purtroppo però non ha casa ed ha fame. Ieri compiva 8 anni e desiderava la pizza, beh io col ricavato dei miei lavori ho mandato il moneygram e ieri sera ha mangiato la pizza. Questo per me è un piccolo miracolo
Poi purtropo nella notte è svenuto e ora è in rianimazione, ma ieri la mamma mi ha detto, prima che stese male, che ha voluto comperarmi un pensierino per
natale ed ogni giorno chiede alla mamma di spedirlo alla zia Flà e ogni giorno sta attento che non si rompa. In quei momenti ti sembra che il mondo sia tanto piccolo, perchè tutti siamo uniti da un filo.


In questi giorni sei in apprensione per il piccolo Ayoub, raccontaci di lui.
Si sono in pena per lui perchè per me è mio nipote anche se non lo è di sangue, perchè quando aiuti una persona, soprattutto come questa, quando gli salvi la vita, si crea un legame fortissimo. E poi vorresti essere professionale e distaccata ma proprio non ce la faccio, io aiuto tutti come se fossero miei fratelli. Mentre era in ospedale al Gaslini, mi ha dato i "bousa" (bacini in arabo).
L'ho conosciuto attraverso una socia del filo Eliana Danielli. Mi chiese che aveva bisogno di aiuto per raccogliere i fondi per i documenti per farlo venire in Italia,
così un pò lei e un pò il filo, abbiamo pagato visto e biglietti per farlo venire di qui per curarsi. Si sospettava tumore invece era un'infezione. Ora la diagnosi è
SINDROME DI GEORGE, ma la burocrazia non ha permesso di tenerlo in Italia ed è dovuto rientrare ed ora sta male e io mi sento morire.
Sento la mamma tramite il cellulare, è distrutta, senza lavoro e senza casa ed ha anche un altro figlio più piccolo, Omar.

 

Ti impegni molto anche per l'Africa, raccontami di questa esperienza
Nel 2007 conobbi Leonardo, lui andò in Africa per un viaggio personale ma si perse ed una signora molto povera lo ospitò per la notte. A questa povera donna dal soffitto entrava l'acqua, così la aiuto a ricostruire la casa dove abitava con i bimbi orfani che curava. Dopo averlo conosciuto abbiamo raccolto un pà di soldi per sistemare la casa.
Quest'anno una suora missionaria ci chiese se potevamo ricostruire un'altra casa perchè a causa delle intense piogge è crollato il tetto. Così abbiamo rifatto l'impresa.
Purtroppo però quella suora è la gentile persona che mi ha mandato a quel paese
perchè una volta costruita la casa con i soldi anche del Filo, si è presa tutti i meriti in africa e anche se non voglio di certo il tappeto rosso, non mi sembra un comportamento corretto.


Raccontami di un'iniziativa che ti è rimasta particolarmente a cuore 
Un altra storia salvavita: si tratta di Paul, un bimbo senegalese con la sindrome di down, orfano e diabetico. Anche lui era in coma per il diabete e chiesi se qualcuno poteva darmi un misuratore di glicemia da dargli. Bene, ne arrivarono 10 da ogni parte d'Italia! E lì, senti proprio la vicinanza e l'approvazione di tutti per quello che fai.

La tua famiglia e le persone a te care, come e quanto contribuiscono nella riuscita delle tue imprese? 

La mia famiglia non mi è molto vicuna e non approva molto il fatto che dono tutto in beneficenza, che non mi curo molto, che non vado dal parrucchiere e non metto vestiti di marca. Ma a me come dire, sembrano tutte cose cosi sterili! 
Per fortuna ho uno zio molto buono che è quello con cui vivo e che è felice di ciò che faccio e che ormai si è rassegnato al fatto di non avere più il suo salotto perchè ci lavoro sempre io!
 
Qual'è il sogno più grande che vorresti realizzare?  
Ora come ora vorrei uno spazio per fare un laboratorio per ragazzi disabili o meglio, per ragazzi che hanno difficolta, perchè non mi piace che i disabili stiano solo tra di loro. Un grande e bel laboratorio, con tanti operai speciali che lavorano, il cui ricavato andrebbe ovviamente ai progetti benefici, che siano italiani o esteri non importa, l'importante è aiutare!
 

 Cosa dobbiamo fare noi per la tua associazione se vogliamo aiutarti? 
Ora come ora comperare i miei calendari e i miei lavori ma mi piacerebvbe coinvolgere anche altre persone! 
Per associarsi basta che mi inviate l'indirizzo e poi vi mando la tessera a casa, la quota annua è indicativamente di 25 euro annui.




Flavia sei una persona eccezionale e meriti che la tua causa venga presa a cuore dal maggior numero possibile di persone, perchè dai il cuore in ciò che fai e senza curarti di essere giudicata o apprezzata. Ti ammiro tantissimo e spero che Il Filo Creativo di Flavia continui ad accogliere associati che ti aiutino nelle tue grandiosi imprese. 
E voi cari amici, comprate i lavori e i calendari de "Il Filo Creativo di Flavia" farete un regalo a Natale che qualche bambino bisognoso, non dimenticherà facilmente!

Buona Fortuna dolce Flavia.

Sonia. 






 


Potete contattare Flavia Capelletti e Il Filo Creativo di Flavia Onlus tramite:
mobile: +39
347.7412541
fax: +39 0363 84173
Facebook: Flavia Capelletti
Messenger: flavy2@hotmail.com  
e-mail:  direzione@ilfilocreativodiflavia.org

COORDINATE INTERNAZIONALI BANCARIE
IBAN: IT12X0551257290000000000095
BANCA POPOLARE DI CREMONA
GRUPPO BANCO POPOLARE
FILIALE DI VAILATE (CR)
CAUSALE: DONAZIONE LIBERA
INTESTATO AL FILO CREATIVO DI FLAVIA ONLUS



martedì 22 novembre 2011

Alessio De Giulli: an interview on the wings of dance



This is a very special post dedicated to a wonderful person who merits to be known from all of you for his energy, for the love he puts in his art, for the emotions he transmits, for what he represents for me and who knew him and how he lived his life.
I met Alessio in 2005 in San Vincenzo thanks to my sister, Samuela, who, in that period, worked with him. I was literary felt in love with this dancer, I cried for his representations as I’m crying now that I’m writing about him. The fact is not that he’s a sad person, quite the opposite! For this post and only for this post, I asked Alessio to write his biography without omit details, also what must not be read on a man’s life.

Alessio De Giulli

My biography.
A biography. How can I start to write a biography? A great person and friend of mine asked me to write it for a blog. In this period, I’m writing a book inspired to my life and now, I’m in front of a short biography draft. Difficult!
The risk could be writing useless or not interesting thing but also not to insert important steps, because in everyone’s life, in every footprints left on the sand of passed time, there are little and big event which are difficult to slip up into more or less significant.
But I like challenges… so, let’s start! Where? 
From the beginning, of course!

I was born in Livorno in 1974, the 29th of December. I must be a pain in the neck given that I decided to born just between Xmas’ holy days. But my birth was , with no doubt, a happy event.
When I decided to meet the world, all my family lived some enthusiastic moments. Someone drunk…(even if he often did it); someone else communicated my birth by the grey telephone hung on the entrance wall on my grandfather’s house, another cried on the balcony, someone run along the road and, maybe, someone prayed for me.
There were lots of reasons to pray for this baby, born under the sign of  Capricorn, with a strong influence of his ascendant, Leo. He was strongly desired by his parents, although her mother’s parents didn’t give the permission of their relationship (and now I understand why). So they retained that the only way to get married was to reproduce! And when my mother, at the age of 17, became pregnant, I witnessed my first marriage inside her womb, under a white dress made of silk, lace and organza. Unfortunately, that strong will, that happiness which my parents showed during the wedding, that beauty of young newlyweds of the seventies, should not last forever  and should have created serious problems to me and my brother’s lives.
During my childhood, I knew the mercilessness of poverty, the horror of games of chance, the sadness after familiar quarrels, the delusion for your mother. And, as a consequence, I learnt hat life but also death exist, that your brother could rely on you to be protected, that you must spit and bite your classmates that called you “Poof” or “Penniless wretch”. I sustained and absorbed, I sustained and absorbed. I saw my mother took food out of  her mouth to give it to her children and I can guarantee that it’s a scene that a child can never forget but should bear it in mind for the rest of his life.
Every day I saw disasters but I also learnt that there are big and simple pleasures like to share the classic children’s plays with your cousins, your sister and your neighbourhoods; the pleasure to go fishing on the sea with your father and your grandpa (things that happened just few times) and discovering pleasures, like sex, which you could know gradually or abruptly. And growing, I should learn more and more the sacrifice but also every kind of drugs: some by reflection thanks (or owing to) my uncles’ heroin addiction who, after years of pains and powerlessness, they should cause my paternal grandparents’ death; and others for normal personal use, for amusement… but always with responsibility and precaution (although it’s a nonsense talking about responsibility and precaution when you take drugs).
And then, I abandoned female sex, learning in depth my homosexuality since I accept it and make others accepted it, either they want or not.
I went through my parents’ divorce and civic fame to be a prisoner’s son. But above all, I discovered the best love of my life: Music.
When I was a boy, I used to dance like a foolish and sing miming a viny record in my bedroom. I was shy and introvert and I did never perform in public. I did everything behind every human eyes. 
But music was all for me. And run wild on Pink Floyd, Kiss, Heather Parisi, Queen, Viola Valentino’s notes, it was the best sensation my body could feel. I had a big record collection thanks to my mother and her sister’s passion, but my first musical buying, made with my money (and my mother’s help), was a walkman with a musicassette (“True Blue” by Madonna). It was 1986 and my life started to make another sense. Hers.  
Oppressed by my familiar challenges, Madonna was becoming my saviour. Her music, her words that I translated from English to Italian with the help of the dictionary, her videoclips, her provocations, her style, her constant changes of clothes, her eccentricity, her music revolution were “materializing” my wishes. But it need years in order to my wishes became true. In 1990 with Vogue, Madonna confined me in front of the TV with my videotape recorder that went “rew and play” while I imitated her choreography for the Vogueing launching. The imitation became a very representation.
My sister went to a dance school and looked at me dancing and made trying some steps in our umpteenth rented house garage, she suggested me to go with her to dance school. After many hesitations, my father’s disapproval and after having resolved the economic problems (the teacher offered me free courses because I was the only boy), I put my first dance shoes on at the age of 17. In that moment, a lifejacket  appeared to my life. Dance was saving my life.
The first years of dance school I passed in Livorno but my ambitions and capacities were bigger. But I must be quick because I already was on adult age. So, finally, it arrived the moment to put my dance shoes on a backpack and go away.
I studied dance while I worked as a welder, while I cleaned lavatories at school and while I was a street trader. And while I studied dance, I won competitions, scholarships and I became more and more capable.
In the meantime, I worked as a model for some little clothes firms and hat stylists, and on TV as an extra in a film, on shows, events, catwalks and go on. But something is missing. Every time I was in a theatre for dancing, I felt myself as in a “temple”. That was my temple. 
I “lived” in a theatre. 
In 1998, I was on the horn of a dilemma: leaving for London or accepting a job offer of a dance company? I never understood if it was the right choice but, because of this company, my ambitions became true. For a year, I worked as a simple dancer, the year after I worked as assistant choreographer and two years after I became artistic coordinator and soloist dancer of the company. In 2002 I had an all mine company and I became artistic director.
I was the artistic director of a theatre: unbelievable! At 27 years old, I finally had my temple. Yahoooooo!!!!!
My golden years starts from here. I’m doing the job of my life, my biggest passion became my daily bread and my creativity looked like an active volcano. At the end of each theatrical season, I went to study abroad, in Germany, England, Paris, New York and there, I was like a sponge and I came back in Italy having absorbed the unimaginable, transforming it on something completely mine.  
My choreographies turned into original and without equal more and more. And I was happy because I also employed many other people: dancers, costumiers, light technicians, phonics, set designers, shared, together with me, the magic of dance and theatre.
All the ballets I performed with my unique prima ballerina Stefania Pace met with outstanding success, surrounded from the magic of lights, the emotion of music which I precisely selected and the moral and stylistic support of my costume designer, Samuela, becoming, quickly, my big and  indisputable friend.
Six years: this was the length of my golden time. The owner decided to sell the theatre because of the heavy economic changes that Europe was facing up to and, on the top of my bent and his brilliant entrepreneurial activity, he gave up and retired, although, on the last years, we even had as a guest, La Scala Theatre Ballet. Everything, at that very moment, changed but I didn’t know if it changed for the better or the worse. And neither the people who have worked with me could know it. Friends, fellow workers and faithful companions, people who like to be stimulated from me and stimulated me in order that we could realize my dream: let the people dreams. Dancers, technicians, artists, everyone turned the last lights off from the make-up room, the dressing rooms, the costumier room, the control room and the stalls and we all went away crying or with the consciousness that it must shortly happened.
I moved to Grosseto, first of all for love and then looking for job. But love ended and I decided to remain in this city where a new life are taking shape. Friends were new , places were new, the job was different. I was no more inside a theatre or a stage as a primo ballerina but I had an assignment as a supervisor, an art director, a human resources selector, in short, a job that, with my 13 years experience, was right for me: my bottom on a chair inside an office.
I still live dance in a personal but more restricted way. I just knew the figure-skating world and, thanks to a friend of mine who is a figure-skating trainer, I’m teaching something about my large experience and creativity to little athletes. Up to now, I sometimes teach, attend periods of training and seminars, perform as a soloist and supervise the stylistic direction of the company where I work. A more rosy future in which dance now finds.
I often think about my golden years and I think about them with nostalgia because I felt professional satisfied and, above all, because I’ve found my natural habitat. I’ll never hang my ballet shoes up but, in life, everything changes and you change together with it because only you must be the cause of your changes.
This is what I did in my life, facing my “sliding doors”.
All I submitted during my childhood, puberty and youth turned me into a smart, conscientious, lavish, straightforward, perspicacious and tender-hearted man but also determined, stubborn and extremely strong and this strength will help me to go ahead. I know my life has in store for me other turning points because I’m ambitious and I like dreaming and it’s for this reason I’ll never give up. We all need to smile. Someone says that I’m a serious but sunny man, always ready to help others and to smile even in tragic moments. On the other hand… if I had not the sense of humour, I’d suicide many years ago.
Ah: I’m still a Madonna’s fan!
Fuck the others!!!

Alessio, a crazy genius. 

 
Interview

What do you feel when you dance?
My passion goes out, I lay my emotions bare and ,when I dance , I enter inside another dimension, everything changes around me and, with a little bit of fantasy, everything transforms.

How much did your behaviour weight on technique in your job?
Totally! I first became a dancer for attitude and then, studying, I learnt technique.

So, could obstinacy, kind heart of selfishness in general influence a dancer life on the stage?
Yes, all these qualities, whether singularly or all together, could. Gig Proietti once said: ”Up with the theatre where all is artificial but nothing is false”.

What was the play you are particularly devoted to?
I liked many plays but thinking about them, I believe the most introspective and similar to my being is Music Circus.

How did you get through difficult moments on your career and who was beside you?
I have to say my career had not difficult moments , opposite to my life. The difficulty was at the beginning: study, sacrifice, will, working for paying my studies and so on. During my career, difficult moments were characterized from the job itself, sometimes too hard but I have had will and heart to go on. Then, there certainly were people who has rendered my life better and full of feeling, emotions and important values like friendship.

Who would you like to dance with?
I’d like to dance with Madonna’s corp de ballet, it’s obvious! But it’s a dream by now…

Madonna has announced a competition to choose her new dancers. Did you send your videoclip?
Absolutely not! There are impossible levels for me. Since I was little , I’d like to be a rock star… since my adolescence I dreamt to dance and sing with her but, with the passing of time, it remained a beautiful dream.

What do you suggest to whom wants to carry a dancer career on?
Absolutely, do it! But they must feel it’s them vocation because bein g a dancer means living hard! If dance is on your heart and your body’s fit, you need to dance , otherwise you will regret forever.

Dear Alessio, your interview was the most touching of my blogger career. And , like the other but with a huge affection, I wish you GOOD LUCK!
Sonia.

Translation by Denise Cinquerrui


  “It doesn’t exist a genius without a good deal of madness!” 







  

Contact:
mobile: +39 392.0747549
Facebook: Alessio De Giulli
Youtube: alessiodegiulli
Skype: alessiodegiulli
e-mail:  alessiodegiulli@hotmail.it

mercoledì 9 novembre 2011

Alessio De Giulli: intervista sulle ali della danza


Questo è un post molto speciale, per una persona meravigliosa che merita di essere conosciuta da tutti voi per la sua energia, per l'amore che mette nella sua arte, per le emozioni che trasmette a chi lo guarda, per quello che rappresenta per me e per chi lo conosce e per come ha vissuto la sua vita.
Alessio l'ho conosciuto nel 2005 a San Vincenzo grazie a mia sorella Samuela che in quel momento lavorava con lui. Mi sono letteralmente innamorata di questo ballerino, piangevo ad ogni sua rappresentazione, così come piango mentre scrivo di lui. Non perchè sia una persona triste, tutt'altro! Ma questa volta non voglio mettere niente di mio in questo post, lascio tutto nelle mani di Alessio che ha scritto la sua biografia senza tralasciare nulla, anche quello che non si vorrebbe mai leggere nella vita di un uomo.


Alessio De Giulli

La mia biografia. 
Una  biografia. Come si scrive una biografia?  
Da dove si comincia? Cosa si tralascia e cosa non?  
Mi è stato chiesto di scriverne una per un blog gestito da una carissima persona e amica.  
In questo periodo sto scrivendo un libro ispirato alla mia vita, quindi autobiografico e adesso mi trovo davanti  alla stesura di una breve biografia. Difficile. C’è il rischio di scrivere cose inutili e/o poco interessanti e noiose ma anche quello di saltare passi invece importanti poiché nella vita di ognuno di noi, in ogni orma che abbiamo lasciato sulle sabbie del tempo che è trascorso, ci sono fatti, piccoli e grandi avvenimenti che sono difficili da scindere tra più o meno rilevanti.  
Ma le sfide ci piacciono … e allora dai! Cominciamo!  
Da dove?  
Dall’inizio! E da dove sennò? 
Sono nato a Livorno nel 1974, esattamente il 29 dicembre. Dovevo essere per forza un rompi palle se avevo deciso di far finire mia mamma all’ospedale proprio a cavallo delle feste natalizie. Ma la mia nascita fu senz’altro un lieto evento. Beh, non come quello di Gesù Cristo, però non mi posso lamentare! 
Quando decisi di venire a conoscere il mondo e di farmi conoscere da esso, tutta la mia famiglia, materna e paterna, visse momenti di grande delirio. Qualcuno si ubriacò … beh, questo qualcuno lo faceva spesso; qualcun altro prese il telefono grigio appeso al muro dell’ingresso di casa dei miei nonni paterni e comunicò la lieta nascita, un altro urlò dal balcone, qualcuno corse per strada e, forse, qualcuno pregò per me. 
C’era molto da pregare perché questo bimbo nato sotto il segno del capricorno, con una forte influenza dell’ascendente leone, era un bimbo assolutamente voluto dai suoi genitori che non avendo avuto dalla loro parte il consenso dei genitori di lei (e in futuro ne avrei capito il perché) decisero che l’unico modo per sposarsi era riprodursi! 
E così quando mia mamma all’età di 17 anni rimase incinta, io assistei al mio primo matrimonio da dentro il ventre sotto il vestito bianco di seta, pizzo e organza. 
Sfortunatamente quella forte volontà, quella felicità che i miei genitori mostravano tra un calice e l’altro durante il matrimonio, quella loro bellezza di giovani sposi degli anni ‘70, non sarebbero durate per molto e avrebbero creato seri problemi alla mia vita e a quella dei miei fratelli.  
Già durante l'infanzia conobbi - dacchè io ricordi – la crudeltà della miseria, la mostruosità dei giochi d’azzardo, la tristezza dopo le litigate familiari, lo sfratto da casa, un altro e poi un altro ancora; la violenza coniugale, l’odio verso il padre, la delusione verso la madre. E di riflesso imparavo da subito che esisteva la vita ma esisteva anche la morte, che i tuoi fratelli devono contare su di te per essere protetti, che devi essere un rompi palle, che devi sputare e mordere la gente perché i tuoi compagni di classe ti chiameranno “frocio” o “morto di fame” o addirittura “brutto frocio morto di fame”. Subivo e assorbivo, subivo e assorbivo. Ho visto mia mamma togliersi il pane di bocca per darlo ai suoi figli e posso assicurare che è una scena che un bambino non potrà mai dimenticare ma di cui potrà solo farne un grande tesoro per il resto della sua vita.  
Di disastri ne vedevo ogni giorno, ma imparavo anche che ci sono immensi piaceri che vengono da soli come i classici giochi d’infanzia da condividere con i tuoi cugini, con tua sorella e i tuoi amichetti di quartiere; il piacere di andare a pesca in mare aperto con tuo padre e tuo nonno (piacere che sarebbe durato poco tempo)  e i piaceri da scoprire, come il sesso, che ti può essere fatto conoscere lentamente, oppure con la forza,  come se fosse un gioco da imparare da piccoli per anticipare il destino. 
E crescendo avrei imparato a conoscere ancora di più il sacrificio ma anche ogni tipo di droga, alcune di riverbero grazie (o per colpa) della tossicodipendenza dei miei zii eroinomani che dopo anni di sofferenze e impotenza avrebbe portato alla tomba i miei nonni paterni;  e alcune per normale  utilizzo personale, per divertimento, … ma sempre con cervello e precauzione (anche se non si può dire che si ha cervello e precauzione quando ci si droga).  
E poi avrei abbandonato il sesso femminile, imparando a conoscere più a fondo la mia omosessualità fino ad accettarla e a farla accettare agli altri, che lo volessero oppure no.  
Avrei vissuto il divorzio dei genitori e la fama cittadina di essere il figlio di un detenuto. 
Ma soprattutto avrei conosciuto il più grande amore di tutta la mia vita: la musica. 
Da piccolo ero solito ballare come un pazzo scatenato e farmi dei favolosi playback mettendo su un disco – e parlo di quelli in vinile – nella mia cameretta. Ero timido, introverso e quindi non mi esibivo mai in pubblico. Facevo tutto di nascosto da qualsiasi occhio umano.     
Ma la musica era tutto per me. E potermi scatenare sulle note dei Pink Floyd, Kiss, Heather Parisi, Queen, Viola Valentino ecc, era la più bella sensazione che il mio corpo poteva provare. 
Avevo una grande collezione di dischi grazie alla passione di mia mamma e di sua sorella, mia carissima zia e la mia seconda madre. Ma il primo acquisto musicale personale, fatto con i miei soldi (con l’aiuto di mamma), fu un walk-man e la musicassetta dell’album True Blue di Madonna.  
Era il 1986 e la mia vita stava prendendo un altro senso. Il suo. 
Sempre oppresso dalle litigate familiari, Madonna stava diventando la mia salvatrice. La sua musica, le sue parole che traducevo dall’inglese all’italiano con l'aiuto del dizionario, i suoi videoclip, le sue provocazioni, lo stile, i continui cambi di abito, l’eccentricità, la rivoluzione della musica pop stavano formando i miei desideri. 
Ma passarono ancora degli anni prima che potessi mettere quei desideri sui passi giusti. 
1990 con  Vogue  Madonna mi inchioda di fronte la TV, con il videoregistratore che andava avanti e indietro, mentre io imitavo la coreografia del videoclip ufficiale con il  quale lanciava il vogueing. L’imitazione diventò una rappresentazione tale e quale.  
Mia sorella studiava danza da qualche anno e vedendomi ballare e facendomi provare alcuni passi nel nostro garage dell’ennesima casa in affitto, mi suggerì di andare con lei alla scuola di danza.  
Dopo varie esitazioni per timidezza, dopo i dissensi di mio padre che mi voleva calciatore o vogatore e dopo avere risolto il problema economico (l’insegnate mi offrì i corsi gratuitamente perché ero l’unico maschio) misi le mie prime scarpette di danza all’età di 17 anni. Da quel momento alla mia vita fu messo il giubbino di salvataggio. La danza mi stava salvando la vita.  
I primi anni li trascorsi nella città di Livorno ma le mie ambizioni erano più grandi e lo erano anche le mie potenzialità. Dovevo sbrigarmi perché ero già in età adulta e così, finalmente, giunse il momento di mettere le mie scarpette di danza dentro uno zaino e andare via. 
Mentre lavoravo come saldatore, studiavo danza. Mentre lavavo i cessi delle scuole, studiavo danza. Mentre facevo il venditore ambulante studiavo danza. E mentre studiavo danza vincevo un concorso, mi offrivano una borsa di studio e diventavo sempre più bravo. 
Nel frattempo facevo anche il modello per alcune piccole aziende di abbigliamento e stilisti per capelli, e così il mondo dell’arte e dello spettacolo mi si stava spalancando davanti. Feci un po’ di televisione, una comparsa in un film e ancora moda, spettacoli, passerelle, eventi, ospitate, una serie di piaceri indiscutibili. 
Qualcosa mancava però. Ogni volta che mi trovavo dentro un teatro per ballare sul palcoscenico ero immerso in un mondo tutto mio. Ogni teatro emana un odore tutto suo.  Poi però ti rendi conto che gli odori sono molto simili, le poltroncine, il legno, il calore emesso dalle luci di scena .. e il sacro, rispettoso silenzio. Quello era il mio tempio.  
Dentro un teatro io vivevo. 
Nel 1998 il bivio: partire per Londra o accettare la proposta di lavoro in una compagnia di danza? 
Non ho mai capito se è stata la scelta giusta ma sono sicuro che entrare in quella compagnia ha fatto si che le mie ambizioni divenissero realtà. 
Per un anno ho ballato come ballerino semplice, l’anno successivo ero assistente alla coreografia e per gli altri due anni a venire ero coordinatore artistico e ballerino solista della compagnia. Nel 2002 sono diventato Direttore Artistico e Coreografo di quello stesso teatro per il quale lavorava la compagnia ma con una compagnia tutta mia. Ero il direttore artistico di un teatro! Incredibile ma vero! A 27 anni finalmente avevo il mio tempio. Yahoooooo!!!!! 
Iniziarono così i miei anni d’oro. Stavo facendo il lavoro della mia vita, la mia grande passione era diventata il mio pane quotidiano, tutto il mio estro avrebbe trovato sfogo e la mia creatività sarebbe esplosa. Infatti, anno dopo anno ero come un vulcano mai inattivo. Al termine di ogni stagione teatrale staccavo un poco la spina e andavo a studiare all’estero, in Germania, in Inghilterra (più volte a Londra), a Parigi, a New York e ogni volta che tornavo da questi viaggi avevo assorbito l’inimmaginabile, lo avevo immagazzinato e lo stavo trasformando in qualcosa di completamente mio. Un mio stile, un mio metodo di lavoro che ha emozionato migliaia di spettatori e dato da lavorare e da vivere a molte altre persone. Ballerini, costumiste, datori luci, fonici, scenografi,  tutte persone che hanno condiviso con me la magia della danza e del teatro e che si sono presi da me tutto quello che potevano prendere per il loro bagaglio professionale, mentre io … assorbivo la loro linfa vitale creando con loro e su di loro, tutte le mie opere. Le mie coreografie erano divenute originali ed ineguagliabili .
  I passi a due che rappresentavo con la mia (unica per sempre) prima Ballerina Stefania Pace, strappavano applausi ricchi di  ineccepibile pathos; il tutto contornato dalla magia delle luci, dall’emozione della musica che selezionavo accuratamente e dall’appoggio stilistico e morale della mia costumista Samuela, divenuta da quasi subito la mia più grande e indiscutibile Amica.   
Sei anni. Questa è stata la durata del mio periodo d’oro. Il proprietario del teatro decise  di vendere a causa dei grandi cambiamenti economici che l’Europa stava (e sta) affrontando e stanco ormai di dover lottare in un’età già pensionabile decise di mollare tutto nel 2007 quando il mio estro e la sua geniale imprenditoria avevano toccato il top, ospitando addirittura nel nostro teatro il Balletto del Teatro Alla Scala.  
Ogni cosa da quel momento in poi sarebbe cambiata, se in meglio o in peggio non mi era dato saperlo. E non potevano saperlo neanche tutte le persone che varcato il cancello avrebbero preso strade che probabilmente non si sarebbero più intersecate con la mia. Amici, compagni di lavoro e di grandi avventure, spalle sostenitrici quando avevi la sbornia e consolatore quando davi la tua di spalla; persone da tirare su di morale e da stimolare continuamente perché facessero quello che era il mio sogno: far sognare la gente. Ballerini, tecnici, artisti, tutti quanti abbiamo spento le ultime luci della sala trucco, dei camerini, della costumeria, della cabina regia, della platea e ci siamo voltati piangendo o con la consapevolezza che ben presto lo avremmo fatto. 
Mi trasferii a Grosseto, in primis per amore e poi per lavoro. Poi l’amore finì e decisi di rimanere in questa città dove una nuova vita stava prendendo forma piano piano.
Gli amici erano nuovi, i luoghi erano da scoprire,  il lavoro era diverso, non più il teatro come tempio nè il suo palcoscenico da Primo Ballerino ma un impegno da esterno, da supervisore, da Art Director, da selettore di risorse umane, insomma, un lavoro che alla mia età, dopo 13 anni di luci della ribalta era giusto avere: il culo sulla sedia di un ufficio.    
Vivo ancora la danza in modo del tutto personale ma molto più limitato. Ho conosciuto da poco il meraviglioso mondo del pattinaggio artistico e grazie ad una mia amica che è allenatrice, sto dando qualcosa della mia vasta esperienza e creatività ai piccoli atleti sulle otto ruote. Insegno di tanto in tanto, faccio stage, seminari vari, mi chiamano qua o là per performance da solista, curo la parte stilistica dell’azienda per la quale lavoro  e cerco di apprendere tutto quel che posso dal mio ruolo in ufficio. Un futuro più rassicurante dell’oscuro mondo in cui adesso la danza si trova.  
Penso spesso e molto nostalgicamente ai miei anni d’oro, non solo perché ero completamente appagato professionalmente ma anche e soprattutto perché avevo trovato il mio habitat naturale con le persone più simili a me. Non appenderò mai le scarpette al chiodo, questo no, però c’è sempre più di un bivio nella vita e quando cresci ti rendi conto che le cose cambiano e tu cambi con loro e per non farti sopraffare devi essere tu l’artefice dei cambiamenti.  
Questo è quello che ho fatto della mia vita, affrontando le mie sliding doors.  
Tutto quello che ho “subito” durante l’infanzia, la pubertà e l’adolescenza l’ho “vissuto” e hanno fatto di me un uomo furbo, intelligente, coscienzioso, generoso, sensibile, corretto, perspicace ma anche testardo, determinato, irremovibile ed estremamente forte e questa forza mi aiuterà ad andare avanti nei miei percorsi che, adesso, per quanto ignoti, so che avranno altre svolte perché sono ambizioso, perché amo sognare anche ad occhi aperti, perché i sogni non finiscono mai, perché non bisogna mai smettere di sognare, perché bisogna vivere la propria vita gloriosamente, circondarsi delle giuste persone, di quelle che non ti faranno mai del male e ai quali darai solo e sempre amore. E  bisogna sorridere. Dicono che sono una persona molto seria ma solare, pronto a dare aiuto se serve e pronto a sorridere anche nei momenti più tragici. D’altronde … se non avessi avuto il senso dell’umorismo mi sarei suicidato molto, molto, molto tempo fa.  
Ah!! E sono ancora un fan accanito di Madonna.  
Fuck the others!!!  

Alessio, un folle genio.  





Intervista 

Cosa provi quando balli?
Esce fuori l'esistenza della mia passione,  metto a nudo le mie emozioni interpretandole e in quei momenti in cui ballo, entro in un'altra dimensione, intorno a me cambia tutto e con un pò di fantasia tutto si trasforma.

Quanto ha inciso il carattere rispetto alla tecnica nel tuo lavoro?
Totalmente! sono diventato prima un ballerino per attitudine e poi studiando ho appreso la tecnica, nel corso della mia "carriera" già iniziata dal mio carattere.


Quindi testardaggine, buon cuore oppure cinismo o egoismo in generale possono influenzare la vita sul palcoscenico di un ballerino?
Si, tutte queste qualità sia singolarmente che tutte insieme oppure insieme ad altre particolarità del carattere della persona. Gigi Proietti ha detto una volta: "viva il teatro, dove tutto è finto ma niente è falso". Il palcoscenico è influenzato da chi lo calca.

Qual'è lo spettacolo che più ti è rimasto nel cuore?
Molti mi sono piaciuti, alcuni invece erano un pò presi e messi lì per "imposizioni di lavoro". Ma pensandoci credo che quello più mio, più introspettivo, sia stato Music Circus.

Come hai superato i momenti difficili della tua carriera e chi ti è stato vicino?
Devo dire che la mia carriera non ha avuto momenti difficili, contrariamente alla mia vita. Il difficile è stato all'inizio, lo studio, il sacrificio, la volontà, lavorare per pagarsi la danza e così via. Durante la mia carriera i momenti difficili erano caratterizzati dal lavoro stesso, talvolta difficile ma con la passione nel cuore per quello che si fa ... non ho mai avuto momenti di carriera difficili.
 Senz'altro ci sono state persone che l'hanno resa anche più piacevole contornandola di emozioni, di sentimenti e valori importanti come l'amicizia.

Con chi vorresti o avresti voluto ballare?
Nel corpo di ballo di Madonna ovviamente! ma ormai rimane solo un condizionale...un desiderio...

Madonna ha indetto un concorso per scegliere un nuovo ballerino. Hai inviato il video?
No assolutamente! ci sono dei livelli che non ho potuto raggiungere. Da piccolo volevo fare la rock star ... da adolescente sognavo di ballare e cantare con lei ma ancora non ero un ballerino e dopo gli anni sono passati ... Resta un sogno bellissimo. Uno di quelli che noi umani siamo abituati a tenere nel cuore.

Cosa vuoi fare da grande?
Vorrei viaggiare. All'età di 50 anni vorrei mollare tutto e partire in giro per il mondo. Ovviamente il mio carattere vuole che per prendere una decisione del genere io debba essere certo che tutte le persone a cui voglio bene e che lascerei forse per anni, stessero bene!

Cosa consiglieresti a chi come te vuole intraprendere la carriera di ballerino?
Di farlo assolutamente!  Ma deve sentire che è la sua vocazione, che nella vita non vorrebbe fare altro perchè essere un ballerino significa vivere duramente!Se la danza è nel cuore e il fisico è quello idoneo, bisogna ballare nella vita altrimenti lo si rimpiangerà per sempre.


Caro Alessio, sei stato l'intervista più emozionante della mia carriera di blogger. E come a tutti ma con l'affetto più grande che puoi immaginare, ti auguro GOOD LUCK ALESSIO!


" Non esiste genio senza una dose di follia!"










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