mercoledì 9 novembre 2011

Alessio De Giulli: intervista sulle ali della danza


Questo è un post molto speciale, per una persona meravigliosa che merita di essere conosciuta da tutti voi per la sua energia, per l'amore che mette nella sua arte, per le emozioni che trasmette a chi lo guarda, per quello che rappresenta per me e per chi lo conosce e per come ha vissuto la sua vita.
Alessio l'ho conosciuto nel 2005 a San Vincenzo grazie a mia sorella Samuela che in quel momento lavorava con lui. Mi sono letteralmente innamorata di questo ballerino, piangevo ad ogni sua rappresentazione, così come piango mentre scrivo di lui. Non perchè sia una persona triste, tutt'altro! Ma questa volta non voglio mettere niente di mio in questo post, lascio tutto nelle mani di Alessio che ha scritto la sua biografia senza tralasciare nulla, anche quello che non si vorrebbe mai leggere nella vita di un uomo.


Alessio De Giulli

La mia biografia. 
Una  biografia. Come si scrive una biografia?  
Da dove si comincia? Cosa si tralascia e cosa non?  
Mi è stato chiesto di scriverne una per un blog gestito da una carissima persona e amica.  
In questo periodo sto scrivendo un libro ispirato alla mia vita, quindi autobiografico e adesso mi trovo davanti  alla stesura di una breve biografia. Difficile. C’è il rischio di scrivere cose inutili e/o poco interessanti e noiose ma anche quello di saltare passi invece importanti poiché nella vita di ognuno di noi, in ogni orma che abbiamo lasciato sulle sabbie del tempo che è trascorso, ci sono fatti, piccoli e grandi avvenimenti che sono difficili da scindere tra più o meno rilevanti.  
Ma le sfide ci piacciono … e allora dai! Cominciamo!  
Da dove?  
Dall’inizio! E da dove sennò? 
Sono nato a Livorno nel 1974, esattamente il 29 dicembre. Dovevo essere per forza un rompi palle se avevo deciso di far finire mia mamma all’ospedale proprio a cavallo delle feste natalizie. Ma la mia nascita fu senz’altro un lieto evento. Beh, non come quello di Gesù Cristo, però non mi posso lamentare! 
Quando decisi di venire a conoscere il mondo e di farmi conoscere da esso, tutta la mia famiglia, materna e paterna, visse momenti di grande delirio. Qualcuno si ubriacò … beh, questo qualcuno lo faceva spesso; qualcun altro prese il telefono grigio appeso al muro dell’ingresso di casa dei miei nonni paterni e comunicò la lieta nascita, un altro urlò dal balcone, qualcuno corse per strada e, forse, qualcuno pregò per me. 
C’era molto da pregare perché questo bimbo nato sotto il segno del capricorno, con una forte influenza dell’ascendente leone, era un bimbo assolutamente voluto dai suoi genitori che non avendo avuto dalla loro parte il consenso dei genitori di lei (e in futuro ne avrei capito il perché) decisero che l’unico modo per sposarsi era riprodursi! 
E così quando mia mamma all’età di 17 anni rimase incinta, io assistei al mio primo matrimonio da dentro il ventre sotto il vestito bianco di seta, pizzo e organza. 
Sfortunatamente quella forte volontà, quella felicità che i miei genitori mostravano tra un calice e l’altro durante il matrimonio, quella loro bellezza di giovani sposi degli anni ‘70, non sarebbero durate per molto e avrebbero creato seri problemi alla mia vita e a quella dei miei fratelli.  
Già durante l'infanzia conobbi - dacchè io ricordi – la crudeltà della miseria, la mostruosità dei giochi d’azzardo, la tristezza dopo le litigate familiari, lo sfratto da casa, un altro e poi un altro ancora; la violenza coniugale, l’odio verso il padre, la delusione verso la madre. E di riflesso imparavo da subito che esisteva la vita ma esisteva anche la morte, che i tuoi fratelli devono contare su di te per essere protetti, che devi essere un rompi palle, che devi sputare e mordere la gente perché i tuoi compagni di classe ti chiameranno “frocio” o “morto di fame” o addirittura “brutto frocio morto di fame”. Subivo e assorbivo, subivo e assorbivo. Ho visto mia mamma togliersi il pane di bocca per darlo ai suoi figli e posso assicurare che è una scena che un bambino non potrà mai dimenticare ma di cui potrà solo farne un grande tesoro per il resto della sua vita.  
Di disastri ne vedevo ogni giorno, ma imparavo anche che ci sono immensi piaceri che vengono da soli come i classici giochi d’infanzia da condividere con i tuoi cugini, con tua sorella e i tuoi amichetti di quartiere; il piacere di andare a pesca in mare aperto con tuo padre e tuo nonno (piacere che sarebbe durato poco tempo)  e i piaceri da scoprire, come il sesso, che ti può essere fatto conoscere lentamente, oppure con la forza,  come se fosse un gioco da imparare da piccoli per anticipare il destino. 
E crescendo avrei imparato a conoscere ancora di più il sacrificio ma anche ogni tipo di droga, alcune di riverbero grazie (o per colpa) della tossicodipendenza dei miei zii eroinomani che dopo anni di sofferenze e impotenza avrebbe portato alla tomba i miei nonni paterni;  e alcune per normale  utilizzo personale, per divertimento, … ma sempre con cervello e precauzione (anche se non si può dire che si ha cervello e precauzione quando ci si droga).  
E poi avrei abbandonato il sesso femminile, imparando a conoscere più a fondo la mia omosessualità fino ad accettarla e a farla accettare agli altri, che lo volessero oppure no.  
Avrei vissuto il divorzio dei genitori e la fama cittadina di essere il figlio di un detenuto. 
Ma soprattutto avrei conosciuto il più grande amore di tutta la mia vita: la musica. 
Da piccolo ero solito ballare come un pazzo scatenato e farmi dei favolosi playback mettendo su un disco – e parlo di quelli in vinile – nella mia cameretta. Ero timido, introverso e quindi non mi esibivo mai in pubblico. Facevo tutto di nascosto da qualsiasi occhio umano.     
Ma la musica era tutto per me. E potermi scatenare sulle note dei Pink Floyd, Kiss, Heather Parisi, Queen, Viola Valentino ecc, era la più bella sensazione che il mio corpo poteva provare. 
Avevo una grande collezione di dischi grazie alla passione di mia mamma e di sua sorella, mia carissima zia e la mia seconda madre. Ma il primo acquisto musicale personale, fatto con i miei soldi (con l’aiuto di mamma), fu un walk-man e la musicassetta dell’album True Blue di Madonna.  
Era il 1986 e la mia vita stava prendendo un altro senso. Il suo. 
Sempre oppresso dalle litigate familiari, Madonna stava diventando la mia salvatrice. La sua musica, le sue parole che traducevo dall’inglese all’italiano con l'aiuto del dizionario, i suoi videoclip, le sue provocazioni, lo stile, i continui cambi di abito, l’eccentricità, la rivoluzione della musica pop stavano formando i miei desideri. 
Ma passarono ancora degli anni prima che potessi mettere quei desideri sui passi giusti. 
1990 con  Vogue  Madonna mi inchioda di fronte la TV, con il videoregistratore che andava avanti e indietro, mentre io imitavo la coreografia del videoclip ufficiale con il  quale lanciava il vogueing. L’imitazione diventò una rappresentazione tale e quale.  
Mia sorella studiava danza da qualche anno e vedendomi ballare e facendomi provare alcuni passi nel nostro garage dell’ennesima casa in affitto, mi suggerì di andare con lei alla scuola di danza.  
Dopo varie esitazioni per timidezza, dopo i dissensi di mio padre che mi voleva calciatore o vogatore e dopo avere risolto il problema economico (l’insegnate mi offrì i corsi gratuitamente perché ero l’unico maschio) misi le mie prime scarpette di danza all’età di 17 anni. Da quel momento alla mia vita fu messo il giubbino di salvataggio. La danza mi stava salvando la vita.  
I primi anni li trascorsi nella città di Livorno ma le mie ambizioni erano più grandi e lo erano anche le mie potenzialità. Dovevo sbrigarmi perché ero già in età adulta e così, finalmente, giunse il momento di mettere le mie scarpette di danza dentro uno zaino e andare via. 
Mentre lavoravo come saldatore, studiavo danza. Mentre lavavo i cessi delle scuole, studiavo danza. Mentre facevo il venditore ambulante studiavo danza. E mentre studiavo danza vincevo un concorso, mi offrivano una borsa di studio e diventavo sempre più bravo. 
Nel frattempo facevo anche il modello per alcune piccole aziende di abbigliamento e stilisti per capelli, e così il mondo dell’arte e dello spettacolo mi si stava spalancando davanti. Feci un po’ di televisione, una comparsa in un film e ancora moda, spettacoli, passerelle, eventi, ospitate, una serie di piaceri indiscutibili. 
Qualcosa mancava però. Ogni volta che mi trovavo dentro un teatro per ballare sul palcoscenico ero immerso in un mondo tutto mio. Ogni teatro emana un odore tutto suo.  Poi però ti rendi conto che gli odori sono molto simili, le poltroncine, il legno, il calore emesso dalle luci di scena .. e il sacro, rispettoso silenzio. Quello era il mio tempio.  
Dentro un teatro io vivevo. 
Nel 1998 il bivio: partire per Londra o accettare la proposta di lavoro in una compagnia di danza? 
Non ho mai capito se è stata la scelta giusta ma sono sicuro che entrare in quella compagnia ha fatto si che le mie ambizioni divenissero realtà. 
Per un anno ho ballato come ballerino semplice, l’anno successivo ero assistente alla coreografia e per gli altri due anni a venire ero coordinatore artistico e ballerino solista della compagnia. Nel 2002 sono diventato Direttore Artistico e Coreografo di quello stesso teatro per il quale lavorava la compagnia ma con una compagnia tutta mia. Ero il direttore artistico di un teatro! Incredibile ma vero! A 27 anni finalmente avevo il mio tempio. Yahoooooo!!!!! 
Iniziarono così i miei anni d’oro. Stavo facendo il lavoro della mia vita, la mia grande passione era diventata il mio pane quotidiano, tutto il mio estro avrebbe trovato sfogo e la mia creatività sarebbe esplosa. Infatti, anno dopo anno ero come un vulcano mai inattivo. Al termine di ogni stagione teatrale staccavo un poco la spina e andavo a studiare all’estero, in Germania, in Inghilterra (più volte a Londra), a Parigi, a New York e ogni volta che tornavo da questi viaggi avevo assorbito l’inimmaginabile, lo avevo immagazzinato e lo stavo trasformando in qualcosa di completamente mio. Un mio stile, un mio metodo di lavoro che ha emozionato migliaia di spettatori e dato da lavorare e da vivere a molte altre persone. Ballerini, costumiste, datori luci, fonici, scenografi,  tutte persone che hanno condiviso con me la magia della danza e del teatro e che si sono presi da me tutto quello che potevano prendere per il loro bagaglio professionale, mentre io … assorbivo la loro linfa vitale creando con loro e su di loro, tutte le mie opere. Le mie coreografie erano divenute originali ed ineguagliabili .
  I passi a due che rappresentavo con la mia (unica per sempre) prima Ballerina Stefania Pace, strappavano applausi ricchi di  ineccepibile pathos; il tutto contornato dalla magia delle luci, dall’emozione della musica che selezionavo accuratamente e dall’appoggio stilistico e morale della mia costumista Samuela, divenuta da quasi subito la mia più grande e indiscutibile Amica.   
Sei anni. Questa è stata la durata del mio periodo d’oro. Il proprietario del teatro decise  di vendere a causa dei grandi cambiamenti economici che l’Europa stava (e sta) affrontando e stanco ormai di dover lottare in un’età già pensionabile decise di mollare tutto nel 2007 quando il mio estro e la sua geniale imprenditoria avevano toccato il top, ospitando addirittura nel nostro teatro il Balletto del Teatro Alla Scala.  
Ogni cosa da quel momento in poi sarebbe cambiata, se in meglio o in peggio non mi era dato saperlo. E non potevano saperlo neanche tutte le persone che varcato il cancello avrebbero preso strade che probabilmente non si sarebbero più intersecate con la mia. Amici, compagni di lavoro e di grandi avventure, spalle sostenitrici quando avevi la sbornia e consolatore quando davi la tua di spalla; persone da tirare su di morale e da stimolare continuamente perché facessero quello che era il mio sogno: far sognare la gente. Ballerini, tecnici, artisti, tutti quanti abbiamo spento le ultime luci della sala trucco, dei camerini, della costumeria, della cabina regia, della platea e ci siamo voltati piangendo o con la consapevolezza che ben presto lo avremmo fatto. 
Mi trasferii a Grosseto, in primis per amore e poi per lavoro. Poi l’amore finì e decisi di rimanere in questa città dove una nuova vita stava prendendo forma piano piano.
Gli amici erano nuovi, i luoghi erano da scoprire,  il lavoro era diverso, non più il teatro come tempio nè il suo palcoscenico da Primo Ballerino ma un impegno da esterno, da supervisore, da Art Director, da selettore di risorse umane, insomma, un lavoro che alla mia età, dopo 13 anni di luci della ribalta era giusto avere: il culo sulla sedia di un ufficio.    
Vivo ancora la danza in modo del tutto personale ma molto più limitato. Ho conosciuto da poco il meraviglioso mondo del pattinaggio artistico e grazie ad una mia amica che è allenatrice, sto dando qualcosa della mia vasta esperienza e creatività ai piccoli atleti sulle otto ruote. Insegno di tanto in tanto, faccio stage, seminari vari, mi chiamano qua o là per performance da solista, curo la parte stilistica dell’azienda per la quale lavoro  e cerco di apprendere tutto quel che posso dal mio ruolo in ufficio. Un futuro più rassicurante dell’oscuro mondo in cui adesso la danza si trova.  
Penso spesso e molto nostalgicamente ai miei anni d’oro, non solo perché ero completamente appagato professionalmente ma anche e soprattutto perché avevo trovato il mio habitat naturale con le persone più simili a me. Non appenderò mai le scarpette al chiodo, questo no, però c’è sempre più di un bivio nella vita e quando cresci ti rendi conto che le cose cambiano e tu cambi con loro e per non farti sopraffare devi essere tu l’artefice dei cambiamenti.  
Questo è quello che ho fatto della mia vita, affrontando le mie sliding doors.  
Tutto quello che ho “subito” durante l’infanzia, la pubertà e l’adolescenza l’ho “vissuto” e hanno fatto di me un uomo furbo, intelligente, coscienzioso, generoso, sensibile, corretto, perspicace ma anche testardo, determinato, irremovibile ed estremamente forte e questa forza mi aiuterà ad andare avanti nei miei percorsi che, adesso, per quanto ignoti, so che avranno altre svolte perché sono ambizioso, perché amo sognare anche ad occhi aperti, perché i sogni non finiscono mai, perché non bisogna mai smettere di sognare, perché bisogna vivere la propria vita gloriosamente, circondarsi delle giuste persone, di quelle che non ti faranno mai del male e ai quali darai solo e sempre amore. E  bisogna sorridere. Dicono che sono una persona molto seria ma solare, pronto a dare aiuto se serve e pronto a sorridere anche nei momenti più tragici. D’altronde … se non avessi avuto il senso dell’umorismo mi sarei suicidato molto, molto, molto tempo fa.  
Ah!! E sono ancora un fan accanito di Madonna.  
Fuck the others!!!  

Alessio, un folle genio.  





Intervista 

Cosa provi quando balli?
Esce fuori l'esistenza della mia passione,  metto a nudo le mie emozioni interpretandole e in quei momenti in cui ballo, entro in un'altra dimensione, intorno a me cambia tutto e con un pò di fantasia tutto si trasforma.

Quanto ha inciso il carattere rispetto alla tecnica nel tuo lavoro?
Totalmente! sono diventato prima un ballerino per attitudine e poi studiando ho appreso la tecnica, nel corso della mia "carriera" già iniziata dal mio carattere.


Quindi testardaggine, buon cuore oppure cinismo o egoismo in generale possono influenzare la vita sul palcoscenico di un ballerino?
Si, tutte queste qualità sia singolarmente che tutte insieme oppure insieme ad altre particolarità del carattere della persona. Gigi Proietti ha detto una volta: "viva il teatro, dove tutto è finto ma niente è falso". Il palcoscenico è influenzato da chi lo calca.

Qual'è lo spettacolo che più ti è rimasto nel cuore?
Molti mi sono piaciuti, alcuni invece erano un pò presi e messi lì per "imposizioni di lavoro". Ma pensandoci credo che quello più mio, più introspettivo, sia stato Music Circus.

Come hai superato i momenti difficili della tua carriera e chi ti è stato vicino?
Devo dire che la mia carriera non ha avuto momenti difficili, contrariamente alla mia vita. Il difficile è stato all'inizio, lo studio, il sacrificio, la volontà, lavorare per pagarsi la danza e così via. Durante la mia carriera i momenti difficili erano caratterizzati dal lavoro stesso, talvolta difficile ma con la passione nel cuore per quello che si fa ... non ho mai avuto momenti di carriera difficili.
 Senz'altro ci sono state persone che l'hanno resa anche più piacevole contornandola di emozioni, di sentimenti e valori importanti come l'amicizia.

Con chi vorresti o avresti voluto ballare?
Nel corpo di ballo di Madonna ovviamente! ma ormai rimane solo un condizionale...un desiderio...

Madonna ha indetto un concorso per scegliere un nuovo ballerino. Hai inviato il video?
No assolutamente! ci sono dei livelli che non ho potuto raggiungere. Da piccolo volevo fare la rock star ... da adolescente sognavo di ballare e cantare con lei ma ancora non ero un ballerino e dopo gli anni sono passati ... Resta un sogno bellissimo. Uno di quelli che noi umani siamo abituati a tenere nel cuore.

Cosa vuoi fare da grande?
Vorrei viaggiare. All'età di 50 anni vorrei mollare tutto e partire in giro per il mondo. Ovviamente il mio carattere vuole che per prendere una decisione del genere io debba essere certo che tutte le persone a cui voglio bene e che lascerei forse per anni, stessero bene!

Cosa consiglieresti a chi come te vuole intraprendere la carriera di ballerino?
Di farlo assolutamente!  Ma deve sentire che è la sua vocazione, che nella vita non vorrebbe fare altro perchè essere un ballerino significa vivere duramente!Se la danza è nel cuore e il fisico è quello idoneo, bisogna ballare nella vita altrimenti lo si rimpiangerà per sempre.


Caro Alessio, sei stato l'intervista più emozionante della mia carriera di blogger. E come a tutti ma con l'affetto più grande che puoi immaginare, ti auguro GOOD LUCK ALESSIO!


" Non esiste genio senza una dose di follia!"










Potete contattare Alessio De Giulli tramite:
mobile: +39 392.0747549
Facebook: Alessio De Giulli
Youtube: alessiodegiulli 
Skype: alessiodegiulli
e-mail:  alessiodegiulli@hotmail.it
 

13 commenti:

  1. A te caro, è stato un vero piacere!

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  2. sono sempre stata fiera di mio figlio,e anche stavolta nn mi ha delusa.grande!

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  3. dove trovarlo un fratello così?l'unica cosa che gli manca sono i capelli ;-)
    un bacio,folle genio

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  4. sei unico io lo sempre detto. ti vogliamo un mondo di bene

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  5. e un onore averti come nipote

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  6. ti voglio bene sei il mio fratellone ......desiree

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  7. Che bello avere tutta la famiglia di Alessio nel mio Blog, un abbraccio di cuore a tutti!

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  8. grazie a te sonia un abbraCCIO . ZIA SIMO

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  9. ... è molto triste averti perso. Credo che ti amerò per tutta la vita.

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  10. Grazie a tutti i miei familiari che come al solito mi lodano e mi sbrodolano!
    Caro "Anonimo" ... che dire ... se mi hai perso un motivo ci sarà ... o forse più di uno; e ti firmi anonimo è perché tale vuoi rimanere. Apprezzo molto il tuo sentimento, ma mi lascia anche un po' di tristezza sapere che tristemente mi amerai per tutta la vita. Spero il meglio per te. Un abbraccio, Alessio

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  11. Che dire......chi più di me può capire la gioia infinita di ballare. E chi più di me può capire i momenti magici che ti ha donato. La danza ci ha salvati entrambe da strade che sarebbero state ancora più tortuose.
    Il mio prossimo desiderio? Ballare con te ancora una volta.
    Con tanto amore la tua sorellina

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  12. ciao Mostriciattolo....
    come sempre mi hai emozionata.
    ti abbraccio...il famoso cancello è ancora aperto :) Elenita

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